Monastero e Area archeologica di San Vincenzo al Volturno - Isernia
Luogo: Castel San Vincenzo Indirizzo: Castel San Vincenzo Telefono: 000-000000 Giorni per visitarlo: Visitabile a richiesta Tematica: Siti archeologici Visitato: 2546 volte Sito Web: Monastero e Area archeologica di San Vincenzo al Volturno ...
Descrizione
Le prime menzioni del Monastero benedettino di San Vincenzo al Volturno risalgono al 1130 e sono riportate nel Chronicon Vulturnense. L'abbazia era stata fondata da tre nobili beneventani, Paldo, Tato e Taso, che recatisi in pellegrinaggio presso il Convento di Farfa, ricevettero ivi il consiglio di fondare un altro monastero e di dedicarsi alla vita ascetica. In loco, a San Vincenzo esisteva già un cenobio dedicato all'omonimo Santo e voluto proprio dall'Imperatore Costantino. Ancor prima ivi era presente un insediamento tardo romano, datato intorno al V-VI secolo, nel quale si distinguevano una chiesa ed una necropoli. La massima espansione del Monastero si data al IX secolo, dopo l'arrivo dei Franchi in Italia, i quali concessero a San Vincenzo ampi poteri giurisdizionali ed autonomie. Tuttavia questo sviluppo subì un forte arresto ad opera di tre eventi catastrofici: un sisma, due invasioni e saccheggi. In particolare a causa del sacco ad opera dei saraceni al servizio del duca-vescovo di Napoli Atanasio III, il Convento venne distrutto e ricostruito grazie ad alcuni monaci superstiti, tornati dall'esilio, nel X secolo. Il Monastero tornò agli antichi splendori, recuperando anche la sua posizione preminente in ambito politico-giurisdizionale, favorito dalla protezione degli imperatori tedeschi della stirpe degli Ottoni. Nell'XI secolo il monastero venne spostato sulla riva destra del fiume Volturno, per meglio difenderlo dalle incursioni normanne. E' ad allora che risale la menzione del Chronicon. Una nuova, inarrestabile parabola discendente interessò allora San Vincenzo, che pian piano perse la propria importanza ed autonomia e che arrivò nel '700, ad essere sottomesso all'autorità dell'Abbazia di Montecassino. Allora gli edifici del Monastero subirono l'affronto del saccheggio da parte degli abitanti del luogo, per l'appropriazione di materiali costruttivi necessari all'edilizia civile. Gli edifici romanici della riva destra vennero rasi al suolo, quelli altomedievali della riva sinistra, col passare del tempo, finirono sepolti nel sottosuolo e dimenticati. Nel 1832 però, un contadino di Castel San Vincenzo scoprì una grotta affrescata, detta Cripta di Epifanio, ma all'evento non seguirono scavi su vasta scala. Per questi si dovette attendere il XX secolo. Allora si iniziò ad effettuare un restauro conservativo anche nei confronti degli affreschi, devastati dall'umidità e dall'abbandono. Nel secondo dopoguerra, gli interventi si concentrarono sui resti dell'Abbazia Nuova (secolo XII), danneggiata considerevolmente dai bombardamenti. La basilica venne riedificata. Davanti ad essa a tutt'oggi, si possono vedere resti di capanne in legno del X secolo e tombe in marmo, che provengono dalla necropoli sannita del VI-V secolo a.c. I resti si articolano quindi intorno alla cosiddetta Abbazia Nuova, a San Vincenzo Maggiore e a San Vincenzo Minore, che comprende un'area estesa inclusiva di insediamenti di varissime epoche, da quella romana, alla fine del secolo XI. Un corridoio (detto Corridoio Ovest) collegava il complesso Minore a quello Maggiore, e affiancava il Colle della Torre. Lungo la sua parete corre un sedile in muratura, che poggia su archetti. Il corridoio è pavimentato in laterizio.